Il trasferimento di Bonucci dalla Juventus al Milan, quello di Lukaku dall’Everton al Manchester United e quello di Alvaro Morata, passato dai galacticos alla corte di Antonio Conte – i colpi a mio avviso più interessanti di questa torrida sessione di mercato – sembrano passare in secondo piano di fronte all’annunciato trasferimento di Neymar dal Barcellona al Paris St. Germain. Su alcuni quotidiani sportivi di oggi si parla apertamente di cifre che arrivano a sfiorare i 600 milioni di euro: 222 per la clausola rescissoria da pagare al Barcellona, 300 in arrivo per diventare l’ambasciatore dei Mondiali 2022 in Quatar e 40 al padre procuratore (per non parlare dei 30 milioni all’anno per cinque anni di contratto). Ecco quello che tutti i quotidiani sportivi del mondo hanno definito l’affare del secolo!

Poco importa se i termini del fair play finanziario imposto dalla Uefa vengono raggirati con trucchetti sin troppo evidenti e poco importa se la Liga spagnola in queste ultime ore sostiene di non voler accettare il trasferimento, ricorrendo alla Fifa; Neymar ha già svolto le visite mediche a Oporto e a giorni verrà presentato in pompa magna a Parigi. A prima vista sembrerebbe un affare veramente per tutti; sia per il Barcellona, che incassa i denari della clausola, sia per la compagine francese, che mette a disposizione del mister Emery uno dei giocatori più forti del pianeta, sia, ovviamente, per le tasche del giocatore e di tutto il suo enturage.

Tuttavia, se cerchiamo di analizzare da un punto di vista più tecnico la questione, potrebbe anche nascere qualche dubbio. Neymar è, senza ombra di dubbio, uno dei giocatori più forti in circolazione oggi, forse secondo solo a Messi e Cristiano Ronaldo; è giovane e rappresenta molto più di un semplice giocatore di calcio. Ha fatta bene il Barcellona a privarsene? A queste cifre direi proprio di si. Come già detto, Neymar è fortissimo, ma non è Messi, non ne ha la classe e, fino a queso momento, non ha dimostrato di averne il “peso”. Messi è un fenomeno ed è decisivo; ha vinto tantissimo e ha dimostrato di saper fare la differenza quando il campo lo richiede. Neymar, sino a questo momento, no!

Nella sua squadra di club è sempre stato la spalla di Messi, non il vero protagonista, e con la nazionale brasiliana non ha avuto ancora modo di dimostrare tutto il suo valore, in termini di personalità e capacità di decidere le partite; ne avrebbe forse avuto l’occasione durante i mondiali del 2014, ma un infortunio contro la Colombia ai quarti di finale non gli ha permesso di disputare la semifinale con la Germania, tragicamente finita 7-1 a favore dei tedeschi, e dimostrare la sua capacità di spostare gli equilibri.

Forse per convincere il mondo calcistico di essere all’altezza, se non meglio, del suo compagno blaugrana Messi, forse perché stufo di essere considerato sempre il numero due, o forse – meno romanticamente ma in maniera più realistica – perché letteralmente ricoperto di soldi, “O Ney”, come viene chiamato in Brasile, ha accettato la corte del P.S.G. Qui, sicuramente, troverà una buona squadra, tanti amici (Thiago Silva e Dani Alves su tutti) e il ruolo da leader che tanto, sembra, abbia voluto. Tuttavia, il fair paly finanziario impone di rientrare nei parametri attraverso delle cessioni anche eccellenti, inoltre il campionato francese non è allenante come i principali campionati europei (inglese, spagnolo, tedesco e italiano) e la squadra non è ancora in possesso di una mentalità realmente vincente, come dimostrato dall’incredibile remuntada subita proprio dal suo Barcellona lo scorso anno in Champions League.

Probabilmente sono in errore; probabilmente il prossimo anno Neymar e compagni trionferanno sia in Francia che in Europa, ma al momento rimango convinto che il vero affare lo abbiano fatto dalle parti della Catalonia. Ciò che, con evidenza, il trasferimento di Neymar fa balzare all’attenzione di tutti è che ogni anno, nonostante più o meno velati venti di crisi, il mercato dei calciatori si stia gonfiando sembre più, portando con sé delle valutazioni assurde di giocatori mediocri – penso al trasferimento del terzino Walker da Tottenham al Manchester City per 65 milioni di euro – il cui reale valore è molto inferiore. Così facendo il rischio è che si possa arrivare ad una situazione incontrollabile e a speculazioni sui valori dei calciatori che inquinerebbero, se già non lo stanno facendo, il mercato, provocandone il crollo e la definitiva svalutazione.

Ma per fortuna, caro appassionato di calcio, ci sono interessi più o meno leciti, sponsor e diritti televisivi a vigilare che tutto ciò non accada e a garantirci che la prossima estate potremo assistere ad un nuovo trasferimento del secolo!