L’estate calcistica, fino a ieri caratterizzata più per la “sceneggiata” Donnarumma e l’ennesimo ritorno di Cassano, nel giro di ventiquattro ore ci ha regalato una delle sorprese più inattese delle ultime sessioni di mercato: il trasferimento di Leonardo Bonucci dalla Juventus al Milan. Onestamente, la notizia mi ha colto veramente di sorpresa e la rapidità con la quale la trattativa è giunta al termine ha scaturito domande e riflessioni. Bonucci è – forse è più corretto dire era – una delle bandiere della Juventus sei volte campione d’Italia; il pilastro probabilmente più importante, per il suo modo di interpretare il ruolo e per le indiscusse capacità tecniche, della difesa bianconera, di quella cosiddetta BBC (Bonucci, Barzagli e Chiellini) che ha rappresentato, sia negli anni di Conte, sia in quelli di Allegri – per non parlare della nazionale – la vera forza della Juventus, un muro difficilmente valicabile.

In mezzo a due granatieri quali Chiellini e Barzagli, Bonucci si era ritagliato il ruolo di costruttore di gioco, tanto essenziale da essere, nelle statistiche legate alle presenze, sempre uno dei più utilizzati. Inoltre, dopo le iniziali critiche in merito alla sua poca capicità di giocare in una difesa a quattro, Leo ha dimostrato sul campo, con prestazioni sontuose, di essere uno dei migliori difensori al mondo – se non addirittura il migliore – sia che si giocasse con una difesa a tre, sia che facesse il secondo centrale in quella a quattro. Tecnica, velocità, anticipo, visione di gioco e gran senso della posizione lo hanno reso uno dei difensori più appetiti del calcio europeo, tanto da spingere la scorsa estate alcune squadre inglesi a presentare offerte folli per un difensore.

Tuttavia, la caratteristica che ho sempre ammirato maggiormente in Bonucci è la personalità che mette in campo; una personalità data dall’aver assimilato più di altri la mentalità vincente della Juventus, dalla necessità di non mollare mai fino al 95’, dall’essere, sebbene il più giovane dei tre muri bianconeri (a cui è giusto unire anche Gigi Buffon), il giocatore imprescindibile, il trascinatore, il cuore pulsante della squadra. Proprio per tutti questi motivi, ho sempre ritenuto che la Juventus non avrebbe mai rinunciato a Bonucci e che Leo non avrebbe mai chiesto di traslocare da Torino, dallo Juventus Stadium (ormai divenuto Allianz), e di lasciare una maglia che credevo ormai essere per lui una seconda pelle.

Non credevo nemmeno che gli screzi avuti con mister Allegri durante la gara col Palermo e le voci, in verità sempre negate da tutti, di discussioni nello spogliatorio di Cardiff tra primo e secondo tempo, potessero aver lacerato a tal punto il rapporto tra il giocatore e l’ambiente. Evidentemente, quelle che credevo estemporanee trovate mediatiche si sono rivelate ferite ancora aperte, fratture ormai non più sanabili, nonostante le dichiarazioni rilasciate poche settimane fa da Allegri. Per quanto è emerso sino ad ora, ha pesato la volontà del calcitore di andarsene dalla Juventus.

Ma perché? Non si poteva trovare una soluzione? Non sono pagati profumatamente anche per passar sopra certe questioni personali? E soprattutto, perché al Milan? Queste sono solo alcune delle domande che in queste ore si fanno i tifosi bianconeri. La mia opinione è che a nessuno interessava andare avanti in queste condizioni, né al giocatore né alla società; sarebbe stato deleterio per entrambi. Credo che la scelta di rimanere in Italia possa essere dipesa sia dalla volontà di Bonucci, che lo scorso anno ha dovuto affrontare i gravi problemi di salute del figlio, sia dalla Juventus, la quale, nell’ottica di puntare più sulla Champions che sul campionato, ha deciso di non vendere Leo all’estero, andando a rinforzare eventuali pretendenti a quel trofeo continentale che continua a sfuggire.

Non credo, invece, sia solo una mera questione economica, né per il giocatore, che lontano dall’Italia si sarebbe garantito un ingaggio molto più pesante, né per la società, che avrebbe guadagnato molto di più vendendolo a qualche squadra straniera. E non credo nemmeno si tratti di stimoli, perché anche solo l’idea di rivincita dopo Cardiff, a questi livelli, basta per farne nascere di nuovi. E allora… staremo a vedere; staremo a vedere cosa ci diranno o non ci diranno! Mi piacerebbe che per una volta, vista anche l’importanza che il giocatore ha avuto in questi anni in bianconero, la società Juventus, per rispetto nei confronti dei suoi tifosi, abbia l’onestà di dire la verità, lasciando da parte l’ipocrisia dietro cui spesso, nel mondo del calcio, ci si nasconde. Mi sembra comunque importante sottolineare la scelta in contro tendenza della Juve, che davanti ad un bivio ha deciso di stare dalla parte dell’allenatore.

Bonucci è certamente un ottimo giocatore, un leader ma non è il fuoriclasse imprescindibile; non è il Maradona per cui fu sostituito Ottavio Bianchi e nemmeno il Van Basten che impose l’allontanamento di Sacchi, ma spesso, davanti a situazioni del genere, si assite al sacrificio dell’allenatore. Dunque, non ci resta che attendere, se mai emergeranno, le reali motivazioni di questa scelta. Si grida già al tradimento da parte del tifoso juventino, scosso dall’addio di una delle sue bandiere; si grida già allo scudetto da parte del tifoso milanista, pronto ad accogliere – così è il calcio – come un eroe chi fino a ieri era il peggior nemico!

Chi ci avrà guadagnato lo potremo sapere solo a fine stagione; non credo che la scelta di Bonucci, dal punto di vista sportivo, possa rivelarsi migliore, per lo meno inizialmente, della Juventus. E non credo nemmeno che sostituire un giocatore simile sia facile per i bianconeri, per lo meno visti i nomi che si fanno e il loro valore di mercato. Nel frattempo non possiamo che augurare alle parti in causa di aver fatto la scelta giusta, anche se, cari lettori, non riesco proprio a nascondervi la mia enorme perplessità!