Monthly Archives: luglio 2017

“Regolare l’intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi”: sono queste le esatte parole pronunciate da Elon Musk, il CEO di SpaceX e Tesla, nonché cofondatore con Peter Thiel della piattaforma di pagamenti Paypal. “E’ il rischio maggiore che corriamo a livello di civiltà”, ha dichiarato Musk intervenendo al meeting estivo della NGA, l’associazione che riunisce i governatori degli stati americani. https://youtu.be/wxZIuJVQPL0 “Quando dico che i robot faranno tutto, intendo dire tutto. Io continuo a suonare l’allarme, prima che la gente veda i robot uccidere per strada senza sapere come reagire, perché sembrano così eterei. Penso che dovremmo essere molto preoccupati dell’intelligenza artificiale. Questo è uno dei rari casi in cui è necessario essere proattivi, anziché reattivi, nell’introdurre delle regole” Per chi segue con una certe regolarità le sue vicende, queste ultime dichiarazioni non costituiscono certo una sorpresa. Non è infatti la prima volta che Musk mette in guardia dai pericoli…

Read more

Fa bene leggere un libro importante di poesia italiana degli ultimi tempi, Il seme di un pensiero di Beppe Mariano. Dal quale sono tratti i versi qui commentati. Che raccontano di una montagna e della nostra inaggirabile, e inappagabile, nostalgia delle origini. Ho in faccia il Monviso materno parla del protagonista principale dell’omnia in progress di Beppe Mariano, Il seme di un pensiero. Poesie (1964-2011), uscita con Nino Aragno Edizioni nel 2012. Protagonista anche in assenza, perché si parli di essa o no, è proprio la montagna “magica” evocata nel testo a custodire il seme di un pensiero singolarmente eclettico, ricco di toni e cangianze, qual è quello messo su carta da Mariano in una più che mezzosecolare fedeltà alla parola poetica. Autore di primissimo piano sulla scena nazionale, Mariano è in forte credito di fama e apprezzamento. La sua è una poesia di grande perizia costruttiva: realistica e descrittiva…

Read more

Nel brulicare di ricordi e sorrisi per la morte di Paolo Villaggio sorge spontanea una riflessione sul personaggio di Fantozzi, il significato profondo e attuale dell’inetto schiacciato dalla vita, dalla routine, dalla noia e dal non senso. Personalmente, Fantozzi non mi ha mai fatto ridere. Non troppo, almeno. Non lo considero commedia nel senso che oggi ne diamo, non riesco a beffarmi della figura goffa e patetica di Fantozzi. Di più, non riesco a trovarlo nemmeno catartico, per quei frangenti in cui ognuno di noi si specchia nel povero Ugo. E’, però, un affresco geniale di una borghesia, di una classe media impiegatizia. Un non luogo che esiste ed è terrificante. La geniale contrapposizione tra un quadretto idilliaco (lavoro fisso, casa, automobile, moglie e figlia) e la degradante centrifuga del capitalismo straccione, della collega avvenente come evasione, di una figlia che non è come la vorremmo, di una goffaggine e…

Read more

3/3