Glitch, il luogo virtuale sul quale state leggendo queste righe, sta crescendo e aggiunge oggi questa nuova rubrica. Darà spazio ai miei pezzi che erano stati già ospitati qui in maniera non stabile e a quelli che verranno. Mi domando come si presenti una rubrica e non trovo una risposta semplice.

Outline. Abbiamo scelto questo nome perché volevamo ci fosse Out, perché si ribadisse il tentativo di intercettare, per quanto possibile, qualche spunto di riflessione e, volendo, di provocazione. Ma volevamo significasse anche altro, qualcosa in più. Outline, in inglese, significa sottolineare, delineare.

Sottolineare cosa? E, soprattutto, c’è bisogno di sottolineare? Nei pezzi che già sono usciti abbiamo parlato della bolla virtuale, della ripetizione ossessiva delle notizie, dell’eccesso di informazione, dell’autoreferenzialità. Dunque, serve sottolineare? La risposta è: assolutamente sì.

C’è da sottolineare un processo, più che un’opinione. Certo, da queste parti leggerete opinioni. Ma valgono poco, sono quei “due cents” che tutti sentiamo il bisogno di esprimere, spesso senza averne un titolo prettamente consono. La speranza è che, per chi leggerà, il focus cada sul processo e non sul prodotto, per usare una terminologia economica. La speranza è che chi si dovesse imbattere di tanto in tanto in questa rubrica possa pensare, analizzare e guardare da un punto di vista diverso tanta attualità.

Il tema delle fake news è attuale, attualissimo. Ma come avevamo analizzato in un pezzo sulla paura, e sulla percezione di questa, i problemi nel rapporto con le notizie vanno oltre.

I mass media, i mezzi alternativi come i social, amici e parenti, vi danno sempre fake news? Io propenderei per la risposta negativa. Certo, ci sono moltissime fake news sul mercato dell’informazione. Ma spesso, quello che rende fake una notizia o un fatto è il punto di vista da cui vi presentano la notizia. Punto di vista che è spesso pedissequo e convenzionale per tutti i mezzi, che si rilanciano uno con l’altro senza valore aggiunto alcuno.  Nulla di doloso, peraltro. Una standardizzazione che spesso balcanizza le discussioni, rende difficile prendere una posizione non partigiana, impossibile affrontare il discorso con un “ma”.

Quando è uscito il pezzo su Totti, la discussione intorno si stava concentrando su campione sì, campione no, grande uomo sì, grande uomo no. Il condimento a tutto questo, invece, era: è così ricco, dovrebbe vergognarsi di piangere. Cosa gli interessa? Guarda che dementi quelli che si disperano, pensassero alle cose importanti. Ecco, l’idea di questa rubrica è riflettere insieme sul fatto che Totti è un uomo, che gli uomini sono tutti uguali e hanno sentimenti al netto e non al lordo dei soldi, che non deve interessare a molti che sia un grande uomo ma conta che rappresenti un simbolo, che i simboli sono irrazionali ma non per questo illegali.

Glitch si sta impegnando a proporre una visione “out of the box”, un pensiero laterale. Outline vuole provare a trovare la scala di grigi nei meandri dei temi caldi dell’etere italiano, e non solo. Sottolineare che esiste una trasversalità, delineare un percorso di dubbio che scavi.

Sui nostri articoli trovate il tempo stimato di lettura. Speriamo quel tempo ne porti altrettanto di riflessione, a prescindere dai giudizi di valore sul pezzo e l’opinione espressa.