Ogni domenica vado a pranzo a casa dei miei genitori. Nell’appartamento in cui vivo durante la settimana non c’è la TV, e devo ammettere che non ne sento minimamente la mancanza. Le molteplici possibilità d’intrattenimento riverberate dal wi-fi sopperiscono egregiamente la perdita.

Eppure quando la domenica, al varcare la soglia di casa, sento l’audio disperdersi nel soggiorno, sono rapito da un senso di nostalgia affascinata. L’impagabile sensazione di sedermi sul divano e contemplare passivamente una serie di contenuti che non devo preoccuparmi di scegliere è una vera vacanza per la mente. Per non parlare poi dell’ebbrezza provocata nell’impugnare lo scettro del controllo! Il processo evolutivo che ci ha regalato il pollice opponibile realizza la sua escatologia nella prodigiosa meraviglia del telecomando. Ad ogni clic si squaderna un universo. Che fremito di suspense in quella frazione di schermo nero tra un canale e l’altro!

Tanto più ora che la moltiplicazione dei palinsesti mi offre un’opulente varietà di migliori mondi possibili. Non faccio sarcasmo, forse un po’ sì, ma devo veramente ammettere che quando mi trovo davanti ad una tivù è un po’ come rientrare nel mondo delle fiabe. E come sappiamo tutti, se nella fiabe troveremo sempre l’eroe, la principessa eccetera, troveremo anche la strega cattiva, con le sembianze di bonaria vecchina che perfidamente ci propone un frutto avvelenato travestito da una lucente ed invitante mela rossa.

Nel mondo fatato del TG1 il ruolo della regina Grimilde viene interpretato con grande maestria da una figura antropomorfa generata dall’incrocio tra Gigi Marzullo e Sergio Marchionne: Bruno Luverà, il conduttore e curatore della rubrica dedicata ai libri che ogni domenica chiude il telegiornale, Billy “Il vizio di leggere”.

Ogni settimana, in coincidenza con il mio pranzo domenicale di famiglia, mi ritrovo a dover fronteggiare gli inganni del Mago Luverà, che con il suo sguardo ipnotico e la sua voce ammaliante tenta di sedurmi, e indurmi a cibarmi di frutti dal dubbio gusto che espone settimanalmente nella sua vetrina.

Ora mi è perfettamente chiaro, e comprendo bene, che Rai Uno e il TG1 si rivolgono alla grande fascia di pubblico dell’italiano di media cultura, nella quale mi colloco anch’io, e che quindi lo standard di una rubrica di consiglio di lettura deve rispondere alle esigenze di mercato e ai titoli proposti dalle grandi case editrici, che presumo paghino gli spazi che Billy dedica alla promozione dei loro libri, ma l’intollerabile struttura che viene replicata di domenica in domenica è al limite della sopportazione.

Funziona così.

Vengono presentati quasi sempre tre libri a puntata, con annessa breve intervista all’autore/autrice più una parte finale dedicata al fumetto. Premesso che del mondo del fumetto sono pressoché totalmente ignorante, e mi astengo dal parlarne, i romanzi proposti seguono pedissequamente la sottile linea rosa del romanzo al femminile. Almeno un romanzo su tre dev’essere scritto da una donna. Almeno uno anche se sono quasi sempre due. E non credo che sia la semplice questione garante della parità dei sessi delle quote rosa, quanto piuttosto la conseguente risposta alle statistiche sulla lettura in Italia, in cui il genere femminile vince di gran lunga su quello maschile. Ma non è una questione di maschilismo, anche se Billy Luverà riesce a suscitare la misoginia più becera anche nei pesci immersi nell’acquario di soggiorno. Questi romanzuccoli (attenzione qualche volta, per puro caso, Billy propone anche dei bei romanzi) trovano l’apice dell’inutilità in uno presentato proprio oggi, Enciclopedia della donna. Aggiornamento di Valeria Parrella, edito da Einaudi.

Riporto sotto la breve l’intervista di Luverà alla Parrella.

«Mago Luverà: Antonello Venditti canta “non c’è sesso senza amore”, la protagonista intonerebbe mai questo ritornello?

Valeria Parrella: Mai! È proprio una che vuole rivendicare invece che il sesso senza amore è possibile. Poi le capita anche un po’ di sesso con amore.

Mago Luverà: Che cos’è il desiderio?

Valeria Parrella: È la voglia di essere liberi, di fare quello che si vuole col proprio corpo, di divertirsi e di non sentirsi giudicati da nessuno per questo.

Mago Luverà: Dal tuo romanzo il maschio come ne esce?

Valeria Parrella: Io credo che non ne escano, nel senso che la mia protagonista in realtà ama i maschi, però ama soprattutto la parte centrale del proprio corpo, diciamo tutto il resto si perde nella nebbia»

Qui non c’entra il moralismo o il perbenismo, ma la fastidiosa retorica sessantottina che ha fatto il suo tempo, di un libro al quale avremmo fatto benissimo a meno.

Ma per fortuna Billy, il vizio di leggere è solo una piccola parentesi della mia domenica televisiva. Con un colpo di scettro mi libero dall’incantesimo della paraletteratura italiana e mi sposto nella patria dell’intrattenimento, dove l’ipocrisia della buona cultura televisiva non ha, ancora per fortuna, avuto la meglio, DMAX! Dove, grazie a Dio, si può gustare quel trash sincero e non indorato, che ci regala un po’ di svago.

Quindi GOD BLESS AMERICA e Buona Domenica.