C’è una buona fetta di persone che ritiene che l’intelligenza artificiale sia limitata o, addirittura, stupida. E magari ad oggi ha perfettamente ragione. La velocità con la quale riteniamo che la tecnologia debba svilupparsi fa sembrare il gigantesco lavoro di sottofondo che anima le divisioni di ricerca delle più grandi aziende e delle più prestigiose università mondiali come una semplice perdita di tempo. La casella di posta non filtra correttamente lo spam? Il navigatore ti manda fuori strada? Il chatbot* non capisce quello che stai dicendo? Sono solo alcuni esempi che testimoniano, a detta dei detrattori, tutti i limiti di questi strumenti. Limiti – lo ribadisco – senz’altro presenti, ma che possono essere visti anche sotto un altro punto di vista.

È possibile che quelli che oggi vengono considerati errori grossolani in realtà rappresentino semplici passaggi intermedi in vista di uno sviluppo futuro. È sufficiente tornare indietro di appena venticinque anni (letteralmente un battito di ciglia se rapportato ai tempi dell’evoluzione) per guardare con tenerezza agli strumenti informatici che a quei tempi avevamo a nostra disposizione. Chi non ricorda lo storico Commodore 64 con il suo mangianastri che puntualmente si interrompeva in fase di caricamento dei giochi? O dei primi telefoni cellulari comparsi a metà degli anni Novanta, spesso appannaggio di manager e liberi professionisti, grandi poco meno di una cabina telefonica? E che dire dei compact disc, che promettevano di accompagnarci per i secoli a venire, per venire poi sostituiti pochi anni dopo da dispositivi di archiviazione centinaia di volte più capienti delle dimensioni di un portachiavi?

Sono giusto alcuni esempi che magari i più giovani, quelli nati dopo la metà degli anni Ottanta, fanno fatica a ricordare. Eppure fanno parte della nostra storia, e testimoniano come la tecnologia si evolva molto più velocemente di quanto non sembrerebbe, e lo fa proprio sotto i nostri occhi. È lo stesso effetto illusorio di chi non realizza che i propri figli stanno crescendo svariati centimetri all’anno per il fatto di starci accanto ogni giorno, mentre un lontano parente che li vede di tanto in tanto si meraviglia dei progressi repentini!

Definire dunque “stupida” l’intelligenza artificiale equivale dunque a giudicare stupido un bambino di due anni che non sa svolgere un’addizione, senza considerare che fino ad un anno prima riusciva appena a pronunciare qualche parola comprensibile. Significa cioè non tenere conto che quello che si ha di fronte è un fenomeno dinamico, in continua evoluzione, e non statico come è più semplice pensare.

A conferma di ciò giunge uno studio appena pubblicato da un gruppo di scienziati del Future of Humanity Institute (Università di Oxford) e dell’Università di Yale, che ha tentato di definire un lasso temporale entro il quale le macchine supereranno le capacità umane. La ricerca ha coinvolto 352 ricercatori nel campo del machine learning, la branca dell’informatica che insegna ai computer ad eseguire autonomamente dei task. Secondo gli studiosi coinvolti la probabilità che si verifichi l’HLMI (High-Level Machine Intelligence) è del 10% entro nove anni e del 50% entro quarantacinque anni.

Altri dati interessanti emersi:

  • Il 67% dei ricercatori ammette che il tasso di crescita del machine learning è stato più veloce nella seconda parte della loro carriera e solo il 10% ha affermato il contrario
  • Sebbene l’esplosione dell’intelligenza artificiale qualche anno dopo l’HLMI sia ritenuta improbabile, coloro i quali hanno risposta al sondaggio non lo ritengono un evento impossibile
  • Il 45% crede che l’HLMI possa avere delle conseguenze positive, il 15% negative o addirittura catastrofiche
  • Ben il 48% degli intervistati è convinto che la società debba porre come prioritario l’obiettivo di un intelligenza artificiale sicura

Da questa manciata di dati emerge una linea di pensiero chiaro: l’intelligenza artificiale non è affatto stupida, semmai è in rapida evoluzione e con buona probabilità raggiungerà nei prossimi decenni livelli inimmaginabili. Forse lo stupido è proprio chi non vuole accorgersene.

 

*chatbot: software che simula una conversazione intelligente con gli esseri umani