Il giorno di Pasqua, sulle coste calabresi, sono arrivati poco meno di settecento migranti, salvati da Medici Senza Frontiere. Sul corpo di molti di loro – ha detto Michele Trainiti, responsabile del soccorso e della ricerca in mare di MSF – sono stati ritrovati segni di torture, in gran parte subite durante il tragitto in mare.

Il numero di Linus di aprile è dedicato ai migranti. Si apre con una lettera del due novembre del 1973: una moglie scrive al marito emigrato in Germania a cercar fortuna. Vuole dirgli che lo ama, gli è fedele, i bambini stanno bene, la suocera è in ospedale e lei va a trovarla, ha votato DC alle ultime elezioni, i comunisti hanno perso, la raccolta delle olive è andata discretamente, lui le manca. Almeno, questo è quello che Gesualdo Bufalino, scrittore (magnifico scrittore) tradusse dai disegni che riempivano le righe di quella lettera. Moglie e marito erano analfabeti, quindi comunicavano per immagini (meglio: disegni stilizzati), in codice, diremmo.

La lettera scritta da una donna siciliana al marito emigrato in Germania, datata 2 Novembre 1973

Anche Il Post ha pubblicato la stessa lettera, disegni e traduzione a fronte, qualche anno fa, nel 2012. In verità, viene fuori spesso, quando si parla di immigrazione e i toni si irrancidiscono e si cerca di ricondurli all’umanità. Mai è capitato che quella lettera venisse tirata in ballo per ciò che dice, anzi testimonia, della letteratura e degli scrittori. Il pensiero strumentale riduce sempre tutto al grandangolo e confonde senso e contesto.

Gesualdo Bufalino si mette da parte e da una simbologia intima deriva una lingua. S’accosta a qualcosa che non lo riguarda e lo esclude, persino, non perché lo rifiuti ma perché non lo contempla. Dello scrittore scompare tutto, meno che l’attenzione e una storia si salva. Rinasce. Si ricolloca. Si fa simbolo. Diventa pubblica. L’attenzione ha profondamente a che fare con la letteratura, è il radar che intercetta l’umano nell’inumano; il sentimento che esorta la fratellanza tra storia e racconto, storia e scrittore, storia e uomini; la reazione all’inaspettato; il sintomo da indagare.

L’attenzione ha profondamente a che fare con la letteratura, è il radar che intercetta l’umano nell’inumano; il sentimento che esorta la fratellanza tra storia e racconto, storia e scrittore, storia e uomini; la reazione all’inaspettato; il sintomo da indagare

“E’ stata un’esperienza esemplare dal punto di vista di condivisione e fraternità: mi sento un privilegiato”, ha dichiarato Erri De Luca, che il giorno di Pasqua era su quella nave di Medici Senza Frontiere sbarcata in Calabria a soccorso avvenuto. Erri De Luca non è scomparso come Bufalino: ha voluto “fare un’esperienza”, che è ciò che serve ai distratti per lasciare impressa una memoria, non tanto per sé, quanto di sé. Bufalino era così immerso negli altri, attaccato agli uomini in quel modo autistico e separato, ma comunque viscerale, e che è condizione della letteratura, da poter tradurre la lettera di un’analfabeta sposata a un emigrato probabilmente scomparso nel nulla senza essere mai stato analfabeta, marito, moglie, immigrato, emigrato, produttore di olio, contadino, democristiano. Perché se ne sentiva parte.

Salvini ha scritto, sugli ultimi sbarchi: “la gente è arrabbiata, io più di loro, siamo al limite. Piddini e clandestini, preparatevi: barcone e tutti a casa!”.

E se la voce di Erri De Luca soccombe a quella di Salvini è perché il politico è un attore migliore dello scrittore.

Da Salvini ci avrebbe salvati Bufalino, De Luca non potrà mai.