Esistono dei ricordi che la generazione dei nati nei primi anni Ottanta si porterà dietro per sempre. Come dimenticare i primi videoregistratori, i compact disc, la scritta bianca ‘ready’ sul campo blu e il cursore lampeggiante, la cassetta che si inceppava e il gioco che non caricava, e poi i primi cellulari, le suonerie polifoniche, lo strano rumore del modem 56k che in barba ad ogni privacy rivelava un tentativo di connessione internet perfino ai nostri vicini di casa. Com’è immaginabile l’elenco potrebbe continuare a lungo: chi ha vissuto a cavallo tra l’era analogica e quella digitale, per quanto immerso nel presente e proiettato nel futuro, non potrà negare di aver conservato nel proprio cuore un pezzetto di quel piccolo mondo antico.

Non è il solito panegirico dei bei tempi andati ma la semplice constatazione che la tecnologia ci ha investiti più velocemente di quanto potessimo immaginare e convinti dalla cultura di massa che
non-se- ne-può- fare-a- meno ci siamo buttati a capofitto al suo inseguimento. Ammettere che l’evoluzione tecnologica è un processo non solo irreversibile, ma utile e per certi versi necessario, è un atto di onestà intellettuale.

Tuttavia quella nella quale ci troviamo immersi non è una semplice fase, ma una vera e propria rivoluzione il cui esito porterà la tecnologia – da strumento al servizio dell’uomo qual è oggi – a componente quasi inscindibile della sua vita. I passi da gigante nel campo dell’automazione, dell’intelligenza artificiale e del machine learning dimostrano come nel futuro sarà sempre più sottile la differenza tra uomo e macchina. Questo nuovo step evolutivo porterà con sé contraddizioni, effetti inaspettati e forse insperati, oltre che nuovi problemi etici.

L’atteggiamento di fronte a questa svolta epocale non può e non deve essere quello di voltare la faccia e far finta che tutto ciò non stia in realtà già accadendo. L’unica strada che sembra percorribile è quella della costruzione di una coscienza critica, uno strumento per valutare cosa di questo cambiamento valga la pena di essere salvato e cosa invece di finire nel cestino dell’immondizia.

E’ questo il cammino che, con umiltà e ardente desiderio di confronto, vogliamo percorrere con Glitch Magazine.