Postverità è probabilmente la parola più gettonata dell’anno appena trascorso e – siamo pronti a scommetterci – è un termine che ci accompagnerà ancora per molto tempo. Il sonno dell’informazione genera mostri e il mostro che ci troviamo a combattere oggi non è una mera superficialità, bensì un nuovo tipo di omologazione che trova il suo fondamento ideologico nella netta separazione tra verità e opinione. Il prodotto di questa neonata massificazione è un relativismo che investe tutto: scienza in primis – pensiamo all’assurda disputa sui vaccini – ma anche politica interna, estera, economia, persino lo sport. Ogni cosa è relativa, tutto è a prescindere dalla verità e libero dalle ganasce della faticosa verifica dei fatti.

Ciò che tuttavia risulta forse ancora più avvilente di questa deriva è la risposta che si tenta di dare, spesso una scomposta arringa reazionaria, elitaria, autoreferenziale, nella maggior parte dei casi troppo complessa e arzigogolata per essere afferrata dai più. Chi non ci sta con la visione semplicistica del mondo secondo la quale ad ogni problema corrisponde un complotto, rischia di cadere nel tranello della supponenza vanitosa che, quando ascoltata, non produce altro effetto se non quello di irritare l’interlocutore.

È giusto chiedersi dunque: ha ancora senso provare a raccontare le opinioni senza obliterare il loro nesso con la verità? Lungi da ogni velleità retorica, la risposta si trova nella storia. L’antidoto che ha guarito ogni tempo dal veleno della disinformazione, della propaganda, di una distorta visione del mondo, è stato il libero esercizio del pensiero. È quello che, con un taglio originale e molto meno glam di altre realtà, proveremo a fare noi di Glitch. Il nome che abbiamo scelto di darci significa “lieve errore di programmazione”, ed è quello che desideriamo essere in una realtà che sembra ormai programmata per un lento ma inesorabile declino.

We’re never gonna survive unless / We are a little crazy recita una bellissima canzone di Seal. Vogliamo fare di questo verso la nostra colonna sonora.

Buona corsa!